Ad Alberto Angela è stato dedicato un asteroide scoperto nel 2000 e una rarissima specie marina, il Prunum Albertoangelai, un mollusco gasteropode della famiglia delle Marginellidae presente nel mare della Colombia.

Ma chi è l’uomo che riesce a tenere 3.998.000 spettatori incollati alla televisione il sabato sera con una trasmissione culturale? E cosa può insegnarci nell’ambito dell’audience engagement?

Sicuramente l’empatia che riesce a stabilire con il pubblico, la capacità narrativa sono i fattori di maggiore successo, la sua autorevole formazione e preparazione storica unita ad un pizzico di autoironia hanno creato un personaggio guida che riesce a farci assaporare “IL PIACERE DELLA SCOPERTA” (concetto che approfondiremo più avanti nell’articolo).

Una delle sfide che gli operatori del settore museale si pongono con sempre maggiore consapevolezza è quella di creare un legame a lungo termine con il proprio pubblico. Nell’audience engagement infatti, rientrano tutte quelle azioni che sono rivolte a rendere gli utenti partecipanti attivi e interessati rispetto alle attività proposte e progettate dall’Istituto Museale. E allora la domanda:

“Come possiamo aumentare il numero dei nostri visitatori?” è diventata

“Come possiamo creare relazioni più durature con il nostro pubblico? Come possiamo soddisfare il bisogno di appartenenza e ricerca di attività coinvolgenti ed emozionanti?

E se fosse “IL PIACERE DELLA SCOPERTA” una delle possibilità per l’audience engagement del settore culturale?

Oggi vi proponiamo un esperimento che indaga alcune sfumature de “IL PIACERE DELLA SCOPERTA”.

Il nostro dipartimento propone un laboratorio che permette di vedere l’Arte “oltre il visibile” con la tecnica dell’Infrarosso! (La tecniche di diagnostica fotografica nota come Riflettografia InfraRossa, che trova larga applicazione per la diagnostica di dipinti, in quanto permette di “vedere” sotto lo strato pittorico. Si tratta di una tecnica solitamente destinata agli adetti ai lavori e che risulta di difficile comprensione per coloro che non hanno una preparazione scientifica o nel campo della diagnostica del restauro.)

Trasmettiamo le informazioni, anche le più complesse, con competenza narrativa così da poter semplificare (non banalizzare) concetti di difficile comprensione, proprio come il nostro Alberto Angela ci insegna. 

 

Questa esperienza restituisce ai partecipanti l’emozione della scoperta che probabilmente vive ogni ricercatore quando a un certo punto ha l’impressione di essere il primo ad aver scoperto qualcosa di unico.

Immaginate infatti l’emozione di vedere in diretta, con i propri occhi, attraverso uno schermo di una fotocamera ad infrarossi, testimonianze invisibili dell’estro creativo di un pittore come Tiziano.

Nella fotocamera si può osservare oltre l’immagine visibile, il disegno preparatorio dell’artista che aveva previsto un’inclinazione diversa del pastorale.

Vi ricordate quando Alberto Angela ci portò alla scoperta di Pompei?

I suoi racconti riescirono a ricostruire gli avvenimenti che si verificarono nel 79 d.c. ai piedi del Vesuvio. Ed è questo che ci proponiamo di fare con il nostro esperimento.

Quando le persone hanno la possibilità di vedere sotto la pellicola pittorica di un dipinto è come andare indietro nel tempo; è come se avessimo per un attimo la possibilità di osservare il pittore mentre si accinge a dipingere la tavola, dopo aver fatto un primo schizzo sulla preparazione a colla e gesso; vederlo fermarsi per un istante e poi dare il via ad un vero e proprio sfogo creativo che rielabora, migliorandole, le bozze che aveva appena eseguito.

Di seguito vi descriviamo l’esperienza svolta sulla celebre “Pala Gozzi” di Tiziano, esposta a Milano, a Palazzo Marino, lo scorso dicembre 2017.

Il nostro tecnico di Diagnostica del Restauro ed esperto di comunicazione e marketing, Enrico Gurini, dopo un richiamo degli elementi fondamentali della fisica ottica ha presentato la strumentazione necessaria, una macchina ad Infrarossi, un filtro per la luce visibile e due lampade da studio fotografico accessoriate con ombrellini diffusori, grazie ad un linguaggio semplice e colloquiale ad un pubblico misto composto da adulti, ragazzi tra i 16 e 25 anni e bambini tra i 6 e 13 anni.

Durante l’esperimento i presenti hanno potuto ammirare ripensamenti, disegni preparatori e altri dettagli caratterizzanti la tecnica dell’artista attraverso l’osservazione dell’immagine scattata con la macchina fotografica ad infrarosso.

 

Il percorso di apprendimento progettato per le scuole secondarie da Musedu ha trasmesso conoscenze circa i contenuti fondamentali dell’ottica fisica, di dispositivi tecnologici all’avanguardia e ha fornito importanti spunti pratici per l’uso di uno dei più noti programmi di post produzione fotografica con un approccio pratico e confidenziale.

Musedu è stato capace di prendere come “pretesto” la tecnica diagnostica per la realizzazione di percorsi di apprendimento che combinano una forte componente emotiva alla capacità di trasmettere contenuti non sempre di semplice comprensione, offrendo nel contempo un ponte interdisciplinare tra la scienza e l’arte.

Di sicuro i ragazzi e il pubblico che avranno il piacere di sperimentare questi laboratori conserveranno nella loro memoria un’esperienza che segnerà definitivamente il loro rapporto con l’arte.

La realizzazione di questo laboratorio didattico, ci dice la responsabile Laura Lanari, è stato possibile grazie alla collaborazione del circolo fotografico “Il Mascherone” di Ancona, di un tecnico diagnostico dei beni Culturali, Enrico Gurini, e alle precedenti indagini riflettografiche pubblicate da Grafis edizioni nel volume “Tiziano, La pala Gozzi di Ancona”.

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