Con il coronavirus improvvisamente ci siamo trovati di fronte ad una serie di problemi e difficoltà che ci hanno spinto a rivedere le nostre priorità e la nostra scala di bisogni.

In questo stato di confusione e preoccupazione, lo svago e la possibilità di apprendere hanno guadagnato una notevole importanza rispetto alla percezione che se ne aveva nel contesto della normalità. 

E noi che facciamo parte di coloro che fanno educazione e che si occupano di apprendimento non formale, come possiamo svolgere il ruolo educativo con le modalità che abbiamo applicato nei contesti ordinari e nei quali avevamo il contatto diretto con le persone e lo spazio?

Non possiamo e non vogliamo dare risposte, ma vogliamo condividere con voi quali sono state le nostre scelte operative per le messa in atto di un nuovo progetto volto alla sperimentazione di approcci educativi attraverso l’uso della tecnologia.

La nostra volontà, oggi, è quella di sperimentare come poter attivare processi di educazione del  patrimonio storico artistico fuori dal Museo in un contesto di emergenza che costringe le persone a casa. 

Mantenendo l’approccio Musedu, che si basa sui principi dello User Experience Design, siamo ripartiti dal nostro obiettivo educativo:

– Rendere fruibile il patrimonio museale alle persone in chiave educativa.

Abbiamo iniziato da Museo Petit che per l’occasione è diventato Maison Petit.

                                 

A CHI CI RIVOLGIAMO? Famiglie con bambini dai 3 ai 6 anni

Si è analizzato il target e le esigenze di apprendimento e di interazione rapportata alla fascia di età.

SCELTA DELLO STRUMENTO?

Una piattaforma che possa simulare il più possibile l’interazione.

Si è scelta una piattaforma libera Jitsi che permette di simulare l’incontro reale tra le persone.

I PRINCIPI EDUCATIVI SUI QUALI ABBIAMO FONDATO L’ ATTIVITA’?

L’interazione sensoriale con lo spazio e la costruzione partecipata della narrazione.

I bambini sono stati invitati a scegliere degli oggetti della loro casa che fossero simili alle sculture che abbiamo nei Musei, li hanno raccontati a turno e poi sono stati guidati passo passo nella realizzazione di una ricetta di pasta di sale per realizzare una loro personale scultura.

RISULTATI?

Ci sono molti aspetti da migliorare ma siamo riuscite ad intrattenere quasi 20 bambini per oltre 2 ore! Possiamo affermare di essere sulla buona strada con altre 3.000 domande al seguito!

I bambini seguivano le nostre indicazioni, sono rimasti in attesa del proprio turno per prendere la parola in maniera ordinata e sono stati stimolati dall’interazione.

Se volete assaporare l’atmosfera di Maison Petit della mattina del 28 marzo 2020, di seguito un breve video.

Concludiamo con un abstract che suggerisce un interessante focus sulla riscoperta del concetto della motivazione delle persone declinata al settore dell’educazione museale:

Buona parte della ricerca, in campo dell’educazione museale, negli ultimi decenni si è occupata di determinare soluzioni rivolte ad un obiettivo apparentemente molto semplice: capire cosa abbia senso per una persona e come sia possibile riuscire a stimolare la sua attenzione, in una condizione di inquinamento semantico, che non consente più alcun discernimento tra messaggi. (Design di sistema per le istituzioni culturali. Il museo empatico. Giovanna Vitale, Zanichelli, 2013).

Questo è quanto mai amplificato se stiamo parlando di contenuti digitali nei quali vengono meno gli stimoli sensoriali e la possibilità di essere protagonisti attivi dell’esperienza. 

Adesso, speriamo di avervi stimolato tante tantissime curiosità e domande che possiamo condividere insieme nel nostro modulo commenti!

 

Un caro saluto a tutti da Laura, Sara e Alessandra.

 

Articolo a cura di Laura Lanari

 

 

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