Con l’emergenza sanitaria del coronavirus si è aperto il dibattito attorno al fatto se il digitale sia o meno utile alla funzione di mediazione museale. Direttori, professionisti e mediatori museali si sono espressi prendendo posizioni molto diverse tra loro.

Per poter affermare se il digitale possa o non possa essere utile alla funzione di mediazione museale, bisogna prima conoscere i principi alla base del processo di mediazione e successivamente valutare le sue potenzialità.

Ma prima di tutto andiamo a conoscere più da vicino la figura dei Mediatori Museali.

Mediatori museali, questi sconosciuti.

Come afferma Paolo Marella, in un articolo di artribune del dicembre 2013, ancora attuale, sono troppi a confondere la guida turistica con i mediatori museali.  Angela Bianco, nello stesso articolo spiega il perché:

La visita guidata prevede che uno parli e gli altri ascoltino, la mediazione culturale museale, invece, vuole favorire il dialogo, l’approfondimento; il mediatore culturale, spesso, è quello che ascolta invece che parlare. Ha il compito di far sorgere curiosità nel visitatore, deve proporgli nuovi spunti di riflessione, e, fondamentale, deve invogliarlo – sì, anche spronarlo – a mettersi a confronto con l’arte.

Al tempo del coronavirus, si è visto l’esplodere di un’emergenza nell’emergenza: i numerosi mediatori museali, lavoratori invisibili e ultra formati, si stanno trovando a pagare le conseguenze di un mancato inquadramento all’interno degli organici museali.

Se non riusciamo a distinguere un mediatore da una guida turistica o da un operatore museale è legittimo supporre che non si conosca neanche il concetto di mediazione museale e il processo che i mediatori mettono in atto durante le loro attività.

 

Il processo di mediazione

La mediazione è un ponte tra il mondo del discente, i beni culturali e la comunità. Il processo di mediazione è davvero affascinante e lo è ancora di più perché molti non sanno di metterlo in atto. Sono J. S. Bruner (uno dei più importanti psicologi contemporanei dell’educazione) ed Elio Damiano (Università di Parma) i primi nella teorizzazione del processo di mediazione.

Semplificando, il processo di mediazione si compone di due momenti:

  • l’immersione ovvero momento caldo che vede coinvolti gli aspetti sensoriali e legati all’esperienza del rapportarsi direttamente con l’arte o la storia;

     

  • il distanziamento o momento freddo nel quale si mettono in atto azioni di astrazione e la funzione simbolica che permettono di dare completezza all’esperienza del discente. Sono ad esempio disegni, foto, video o metafore con i quali si creano connessioni con il racconto dell’arte o della storia.

Nella teoria sembra tutto molto lineare e riconducibile al contesto analogico di museo.

E’ quindi pensabile il digitale nel campo della mediazione museale?

Oppure, alla luce di queste riflessioni, la mediazione deve essere ad esclusivo appannaggio del contesto analogico?

Beh, dopo aver visto e conosciuto principi del processo di mediazione sembra abbastanza evidente come il digitale possa fungere efficacemente da strumento per il distanziamento, ovvero il momento freddo, con la sua propria capacità di astrazione e funzione simbolica.

Portiamo l’esempio del tour virtuale della Ronda di notte di Rembrandt, creato dal Rijksmuseum di Amsterdam.

Non credete anche voi che questo strumento possa essere parte del processo di mediazione dell’opera d’arte?

Comprendere la mediazione è il primo passo per sfruttare il contributo dell’approccio digitale e mettere a sistema quel processo armonioso di “alternanza tra momenti caldi e freddi” che costituiscono l’esperienza formativa per i nostri pubblici. 

Il quesito perciò, secondo me, non è tanto se il digitale possa essere funzionale alla mediazione quanto se i musei abbiano le competenze per sfruttare al meglio le potenzialità del digitale in ambito di mediazione museale.

Ora più che mai, perciò, è fondamentale riflettere sulla consapevolezza che il Museo debba essere in grado di costruire una rete di collaborazioni multisciplinare che si metta al servizio della missione educativa del museo stesso.

Sulla base di questi contributi critici, come potremmo rivedere il quesito iniziale?

Il Digitale per la mediazione museale o mediazione museale per il ditale?

Articolo a cura di Laura Lanari

 

2 Commenti

  1. Eleonora Scacchetti

    Buongiorno
    io sono Guida Turistica abilitata e sinceramente sono rimasta MOLTO perplessa da questo articolo,non tanto per la questione del digitale ,ma per la vostra smaccata sponsorizzazione verso la figura del Mediatore Museale a discapito della figura della Guida Turistica che viene snobbata del tutto e presentata come un “semplice” Cicerone che ripete a pappagallo che non da spunti di nessun tipo e che non è formata ( questo è quello che salta fuori dal vostro articolo)cosa che assolutamente non corrisponde alla realtà!!!!
    Visto che voi parlate di “mediazione”, sarebbe stato bello trovarla anche in questo articolo.

    Rispondi
    • laura

      Gentile Eleonora, 
      sono spiacente per la sua reazione. Ho portato l’esempio della guida turistica riferendomi alla citazione dell’articolo di artribune a cura di Paolo Marella. 
      Non si utilizza in alcun punto l’espressione “semplice” guida turistica e neanche si afferma che questa non sia formata.
      Se mi metto nei suoi panni capisco l’interpretazione che possa aver dato alle mie parole ma intendevo dire che le professioni citate lavorano su due ambiti di relazione differente, la guida turistica con gruppi solitamente numerosi e in tempi ristretti; il mediatore è rivolto all’ascolto del pubblico, con un rapporto più intimo, e alla creazione di narrazioni e dialogo. 

      Per capirci, la critica (se la vogliamo leggere in questi termini) è che in Italia non ci sono degli organigramma chiari, quindi se non comprendiamo il ruolo dei mediatori, figuriamoci se possiamo riconoscere la mediazione e se non riconosciamo la mediazione come possiamo valutare il ruolo del digitale per i musei?

      Per me non ci sono ruoli più o meno importanti, un pò come l’ambito medico nel quale ci sono dermatologi, nefrologi, ginecologi… che allo stesso livello intervengono nell’organismo ma in modi e aree differenti.

      Nel nostro team abbiamo una guida turistica favolosa che lavora con passione e dedizione e collabora con le figure di mediazione con la consapevolezza di soddisfare esigenze del pubblico differenti; abbiamo gli operatori museali che sono dediti al controllo del museo e sono fieri di mettere a disposizione la loro attitudine pratica per la buona riuscita del servizio al pubblico e del educativo, ci sono gli storici dell’arte che lavorano a contenuti di ricerca per sostenere dialoghi più articolati con esperti del settore, ci sono gli educatori e ci sono i mediatori.

      Oggi ho parlato di mediazione perché ho ritenuto l’argomento in profonda connessione con la necessità di sviluppare una conoscenza delle potenzialità digitali. 

      Se le fa piacere, possiamo approfittare di questo malinteso per pensare insieme una teorizzazione delle attività di guida turistica, anche per immaginare una modalità di valorizzazione dei vostri schemi di azione previsti per il periodo post emergenza. 

      Rimango a disposizione, Laura

      Rispondi

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